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Giovedì 13 novembre
la galleria Scoglio di Quarto di
Milano, inaugura dalle ore 18.00 con la
doppia personale degli artisti Tea Giobbio e
Walter Vallini.
La mostra intitolata IN DUE (due personali)
proporrà al pubblico le recenti opere fotografiche di
Giobbio e una selezione di sculture funzionali di
Vallini.
Tea Giobbio
Tea Giobbio non fa compromessi: ci offre il suo corpo
nudo, con un dito che pudicamente copre il
sesso oppure con una cornice che, ironicamente, contorna
quello steso sesso che si offre, così, come quadro, come
opera d’arte. In un’altra serie – meglio, ciclo – di
opere ci mostra vestiti, vuoti, senza quel corpo
precedentemente mostratoci con estrema naturalezza.
L’assenza è presente – ci si scusi il bisticcio –
sempre: nel nudo, infatti, non appare mai il volto, non
per timidezza o perbenismo, bensì perché l’assenza è in
Giobbio un concetto “forte”, fondante, non indica
“privazione” ma “possibilità” (la quale, è noto, a
differenza della “probabilità”, è infinita). Nelle
fotografie dei vestiti possono apparire i piedi, le
mani, cioè parti del corpo che hanno indossato quei
vestiti (o che stanno per indossare?), ma comunque anche
qui il volto è assente: di nuovo un’assenza come
immagine di totalità possibile e plurale che evita il
principio di individuazione e la soggettività.
Se poi dagli aspetti motivazionali passiamo a quelli
formali, vediamo che i lavori di Tea Giobbio,
rigorosamente in bianco e nero, giocano sui contrasti
della luce e delle ombre, dello scuro e del chiaro.
Così, come l’assenza è tale solo se pensiamo ad una
(possibile) presenza, nella composizione fotografica il
transitare repentino da uno stato visivo all’altro fa in
modo che l’occhio scivoli sulle parti chiare, luminose,
come sulla pelle del nudo, o nella vacuità degli abiti
senza corpo.
In questa mostra Giobbio ci propone anche due sue
recenti creazioni che segnano notevoli novità: anzitutto
il colore e, poi, il concetto di “assenza” si sviluppa
in vera e propria “ibridazione”, se non di vera e
propria “metamorfosi”. Ci pare una via che potrebbe
essere lunga e soddisfacente.
Giorgio Bonomi
Walter Vallini
Walter Vallini è architetto che pratica il design e
l’arte non come due pratiche distinti bensì come una
attività unica e autosufficiente.
Si potrebbe dire che le sue opere – essenzialmente
lampade – sono oggetti d’arredamento di indubbia qualità
che potremmo definire “sculture”, del resto sono “pezzi
unici”, non essendo in produzione seriale.
Preferiamo invertire il discorso: i lavori di Vallini
sono sculture “funzionali” o “funzionabili”, cioè opere
plastiche che possono anche fungere da lampada, ma la
loro essenza consiste nell’essere costruzioni spaziali
in uno spazio, cioè sculture.
In più, a conferma del nostro argomentare, abbiamo la
testimonianza del fatto che Vallini fa ricerca, cura e
lavora i materiali, spesso materiali particolari. Così
la materia, a volte colorata vivacemente e gioiosamente
così da dare all’oggetto caratteristiche ironiche, quasi
di spiazzamento, la sua manipolazione, la costruzione
risultante si collocano non in maniera “ancillare”, come
per sua natura è il design, che è “arredamento” (non in
senso negativo, si badi, ma in quello di un tempo di
“arte minore” o “arte applicata”), ma in modo
“protagonista”, come fa la scultura che si impone nel
luogo della sua collocazione con tutta la forza ed il
suo spessore, estetico ed emozionale.
La luce, infine, nelle sue opere, non è solo, né
principalmente l’atto di illuminazione, ma, come sempre
nella scultura, un elemento costitutivo dell’oggetto,
ponendosi come parte, “materiale” vero e proprio, della
composizione plastica.
Giorgio Bonomi
Presentazione di: Giorgio Bonomi
Progetto e allestimento: Gabriella
Brembati
Inaugurazione:
giovedì 13 novembre ore 18,30 - Visitabile sino al 2
dicembre 2008.
Aperto da martedì a venerdì: dalle ore 17.00 alle 19.30.
o per appuntamento
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